Dalla Scrittura al Business, Tamara Brazzi diventa imprenditrice
Scrittrice di successo con numerosi libri all'attivo, Tamara dimostra oggi anche un eccezionale intuito imprenditoriale. Con lo stesso talento e la determinazione che caratterizzano le sue pagine, si è lanciata a capofitto in una nuova sfida commerciale, firmando una linea di smalti esclusiva che unisce estetica, storia e cura di sé. In questa intervista ci racconta come il beauty sia, in fondo, un'altra bellissima forma di narrazione.
Tamara, hai ideato una nuova linea di smalti. Con quale criterio si può scegliere quello più adatto a noi?
«Nonostante io sia una scrittrice, ho sempre coltivato una passione per la cura della propria immagine. È una passione antica quanto la civiltà: le donne dell’antico Egitto tracciavano kohl intorno agli occhi e miscelavano oli profumati non solo per bellezza, ma per ritualità, protezione e status. Quel gesto di prendersi cura di sé era insieme estetico e simbolico.»
Il make-up del viso deve assecondare questa scelta?
«Nel corso dei secoli la cura del corpo e dell’aspetto si è trasformata continuamente, assumendo significati diversi a seconda dell’epoca e del contesto sociale. Nell’antica Roma il trucco e le acconciature indicavano rango e ruolo; nel Medioevo e nel Rinascimento la moda e il trucco veicolavano morali, religiosità e accesso alle risorse (tessuti, pigmenti). Nel Seicento e Settecento europei, la parrucca, il cipria e i dettagli dei volti erano strumenti di distinzione sociale e teatro di identità pubblica.»
Ti è mai capitato di abbinare uno smalto in base ai colori scelti del tuo outfit?
«L’Ottocento vittoriano spostò l’accento su modestia e decoro, ma custodì rituali di bellezza domestici che riguardavano pelle, acconciature e unghie. Con l’avvento del XX secolo la produzione industriale e la nascita delle grandi maison cosmetiche democratizzarono l’accesso: il rossetto divenne simbolo di modernità, di autonomia femminile (si pensi alle donne del primo Novecento che reclamavano visibilità), e il make-up partecipò ai movimenti di emancipazione, ma anche ai codici di seduzione e consumo.»
E al tuo umore?
«Negli ultimi decenni l’evoluzione tecnologica — formule avanzate, smalti semipermanenti, skincare scientifica — insieme ai media e ai social ha cambiato ancora la relazione con l’immagine: la cura personale è al tempo stesso self-branding, performance e cura di sé. La possibilità di sperimentare stili, di documentarli e di condividerli ha reso l’estetica un linguaggio immediato per esprimere identità, umore, appartenenza culturale o ribellione.»
Ami anche utilizzarlo sui piedi?
«Come scrittrice, vedo connessioni profonde tra queste pratiche e la scrittura: entrambe narrano storie — del corpo, del tempo, delle relazioni sociali. Un gesto ripetuto davanti allo specchio o un dettaglio di una manicure diventano segni narrativi, capaci di evocare epoche, stati d’animo, scelte di vita. La trasformazione della cura della propria immagine, dall’Egitto antico a oggi, racconta non solo gusti estetici ma anche cambiamenti nella tecnologia, nell’economia, nei ruoli di genere e nelle possibilità di visibilità.»
Credi che sia bene abbinarlo al colore delle mani?
«In questa continuità storica trovo senso e ispirazione: curare l’immagine è un atto che intreccia passato e presente, personale e collettivo, arte e quotidiano — e come per la scrittura, è un modo per conoscere e raccontare il mondo.»


0 commenti:
Posta un commento